Chi cerca il cast di 100 Years trova un progetto cinematografico insolito, già completato ma destinato a rimanere invisibile fino al 2115. Il cortometraggio riunisce John Malkovich, Robert Rodriguez e una squadra internazionale, con una trama ancora segreta e una produzione pensata come riflessione sul tempo.
Gli elementi essenziali del progetto cinematografico
- John Malkovich è sceneggiatore e protagonista nel ruolo dell’Eroe.
- Robert Rodriguez ha diretto il film e partecipato al montaggio.
- Nel cast principale figurano anche Shuya Chang e Marko Zaror.
- La fotografia è firmata dal premio Oscar Claudio Miranda.
- La prima visione è prevista per il 18 novembre 2115.

Chi fa parte del cast principale di 100 Years
La risposta più precisa comprende tre interpreti principali, tutti associati a personaggi volutamente essenziali nei materiali promozionali. Il film è stato girato nel 2015, ma i dettagli della storia restano protetti da accordi di riservatezza, quindi non esiste ancora una scheda completa dei personaggi.
| Attore | Personaggio | Funzione nel progetto |
|---|---|---|
| John Malkovich | Hero | Protagonista e sceneggiatore |
| Shuya Chang | Hero Girl | Interprete del personaggio femminile principale |
| Marko Zaror | Bad Guy | Antagonista |
John Malkovich è il volto più noto dell’operazione. Oltre a recitare, ha scritto la sceneggiatura, assumendo quindi un ruolo creativo molto più ampio rispetto a quello di semplice protagonista. La definizione “Hero” non chiarisce la psicologia del personaggio, ma lascia intendere una struttura narrativa costruita intorno al conflitto tra eroe e antagonista.
Shuya Chang, attrice di origine taiwanese, interpreta “Hero Girl”. La sua presenza è importante perché evita di trasformare il progetto in una storia affidata a un solo personaggio occidentale. Marko Zaror, attore e artista marziale cileno, interpreta invece “Bad Guy”, un ruolo che sembra sfruttare la sua forte presenza fisica.
Alcune schede online citano anche Gedeon Manlulu, ma il suo coinvolgimento non compare in modo coerente nei principali crediti disponibili. Per questo preferisco considerarlo un nome non confermato, invece di inserirlo tra i protagonisti ufficiali.
Il ruolo creativo di John Malkovich e Robert Rodriguez
Il cuore del film è il rapporto tra la scrittura di Malkovich e la regia di Robert Rodriguez. Malkovich ha concepito una storia ambientata in un futuro non rivelato, mentre Rodriguez ha trasformato l’idea in un cortometraggio sperimentale destinato a un pubblico che, con ogni probabilità, sarà composto soprattutto dai discendenti degli spettatori originali.
Rodriguez è una scelta coerente con l’ambizione del progetto. Il regista è noto per lavorare con generi molto diversi, dalla fantascienza all’action, e per un approccio diretto alla produzione. In questo caso, però, la sfida non consiste soltanto nel costruire immagini spettacolari. Il vero problema creativo è realizzare un film che abbia senso anche quando il suo pubblico sarà cambiato radicalmente.
A mio avviso, la decisione più interessante è stata affidare la sceneggiatura a un attore come Malkovich. La sua esperienza davanti alla macchina da presa può aver influenzato il modo in cui sono stati pensati i personaggi, ma non permette di prevedere davvero la trama. I tre teaser pubblicati nel 2015, intitolati Nature, Retro e Future, mostrano infatti scenari possibili, non un riassunto del film.
La squadra tecnica dietro il cortometraggio
Il cast attoriale è ristretto, ma la produzione coinvolge professionisti con esperienza internazionale. La fotografia è stata affidata a Claudio Miranda, direttore della fotografia premiato con l’Oscar per Vita di Pi. Il suo contributo è particolarmente significativo in un’opera che deve comunicare atmosfere e ipotesi sul futuro senza poter contare sulla normale promozione cinematografica.
| Reparto | Professionista o società |
|---|---|
| Regia | Robert Rodriguez |
| Sceneggiatura | John Malkovich |
| Fotografia | Claudio Miranda |
| Montaggio | Robert Rodriguez e Rémy Rodriguez |
| Primo aiuto regista | Brian Bettwy |
| Scenografia | Steve Joyner |
| Costumi | Nina Proctor |
| Make-up | Trefor Proud |
| Effetti visivi | Mikros Image |
| Supervisione del suono | Leo Copet |
Tra i produttori figurano Gaspard Chevance, executive producer, e Karim Naceur, produttore dell’agenzia Fred & Farid Group. La produzione è legata a Moonwalk Films, mentre Kouz Production è indicata per il comparto sonoro.
Questi crediti mostrano che non si tratta di un semplice spot improvvisato. Il progetto nasce da una campagna legata a Louis XIII di Rémy Martin, ma utilizza una troupe cinematografica completa, con ruoli distinti per fotografia, montaggio, scenografia, costumi, trucco, suono ed effetti visivi.
Perché il film non sarà visibile prima del 2115
100 Years è stato concepito come un’opera da custodire per un secolo, in parallelo al tempo necessario per produrre il cognac Louis XIII. La pellicola è stata collocata in una cassaforte con sistema temporizzato, progettata per aprirsi il 18 novembre 2115.
Il progetto viene spesso definito “il film che non vedrai mai”, ma la formula va interpretata con precisione. Il cortometraggio è stato realizzato e completato, quindi non è un’opera ancora in produzione. È piuttosto un film già esistente la cui distribuzione è stata rimandata di 100 anni.
La scelta comporta un limite evidente. Nessun critico contemporaneo può valutare il film completo, e nessun normale spettatore può confrontare la storia con i teaser. Anche il cast non può beneficiare della promozione tradizionale, perché la maggior parte del pubblico di riferimento non è ancora nata.
La prima prevista nel 2115 dovrebbe svolgersi in Francia, con inviti simbolici destinati anche ai discendenti delle persone coinvolte nella presentazione originale. Più che una normale uscita cinematografica, sarà una sorta di evento ereditario, costruito sul legame tra memoria familiare, pubblicità e arte contemporanea.
Che cosa si può capire dai teaser e dai pochi dettagli disponibili
I tre teaser non permettono di ricostruire la storia, ma suggeriscono tre possibili direzioni visive. Retro richiama un futuro immaginato con il linguaggio delle vecchie rappresentazioni fantascientifiche, Nature sembra concentrarsi sul rapporto tra ambiente e sopravvivenza, mentre Future guarda a una società più tecnologica e distante dal presente.
Il punto non è indovinare quale scenario sia quello corretto. La struttura promozionale è stata pensata proprio per mantenere il dubbio. Per questo considero più utile leggere i teaser come frammenti concettuali, non come trailer tradizionali che anticipano trama, svolte e finale.
Il cast ridotto rafforza questa impressione. Malkovich, Chang e Zaror sono presentati attraverso archetipi molto chiari, quasi da racconto mitico. Non sappiamo quanto siano sviluppati nel film, ma la contrapposizione tra eroe, eroina e antagonista sembra servire a rendere il progetto immediatamente comprensibile anche senza rivelarne il contenuto.
Un cast piccolo per un esperimento cinematografico enorme
La forza di 100 Years non dipende dal numero degli attori, ma dall’idea che il loro lavoro sarà giudicato da persone lontane un secolo dalla produzione. Malkovich e Rodriguez hanno creato una capsula cinematografica in cui il cast interpreta anche un ruolo simbolico: rappresenta il presente che prova a parlare a un futuro impossibile da prevedere.
Chi voleva semplicemente conoscere gli interpreti trova quindi una risposta netta: John Malkovich è protagonista e autore, Robert Rodriguez è il regista, Shuya Chang interpreta Hero Girl e Marko Zaror veste i panni del Bad Guy. Tutto il resto, dalla trama ai significati definitivi, rimane volutamente consegnato al tempo.
Fino al 2115, il valore del film non potrà essere misurato con recensioni o incassi. Si potrà però osservare come una delle rare opere in cui la distanza tra produzione e visione diventa parte integrante dell’opera stessa.
