Jerskin Fendrix è uno di quei nomi che aiutano a capire come si sta muovendo oggi la musica d’autore: una scrittura che unisce pop sperimentale, formazione classica e cinema senza smarrire identità. In questo profilo trovi la sua traiettoria, i lavori che lo hanno reso riconoscibile e il motivo per cui, nel 2026, conta sia per chi segue la musica sia per chi guarda all’autorialità nello spettacolo.
Le informazioni essenziali da tenere a mente
- È cresciuto nello Shropshire e ha costruito il suo linguaggio tra violino, pianoforte e scena live londinese.
- Il debutto Winterreise ha definito subito un’estetica personale, spigolosa e molto teatrale.
- Con Poor Things è entrato nel cinema d’autore e ha ottenuto la prima grande consacrazione internazionale.
- Nel 2025 ha pubblicato Once Upon a Time... In Shropshire, confermando che non è solo un compositore per film.
- Nel 2026 il suo profilo è quello di un autore ibrido, capace di muoversi tra disco, scena e colonna sonora.

Chi è Jerskin Fendrix e da dove arriva il suo immaginario
La chiave per capire Jerskin Fendrix è semplice: non nasce come figura “di passaggio” nel pop, ma come autore che ha imparato a pensare la musica in modo narrativo. È cresciuto nello Shropshire rurale, ha studiato violino e pianoforte e poi si è spostato a Londra, dove ha costruito una presenza live molto riconoscibile nella scena del Windmill di Brixton. Questa combinazione di provincia, disciplina classica e club culture spiega bene perché il suo lavoro non suoni mai lineare.
Nel contesto di una rubrica dedicata ad attori e autori, il suo caso è interessante proprio perché arriva dal lato dell’autore: uno che scrive, costruisce atmosfere e modella il carattere di un brano come se stesse impostando una scena. Io lo leggo così: non come un musicista “eccentrico” da cartolina, ma come un autore che ha trovato presto un lessico personale e poi ha avuto la pazienza di non semplificarlo per piacere di più.
Da questa base nasce tutto il resto, compreso il debutto discografico che ha fissato il suo nome oltre la nicchia iniziale.
Il debutto che ha definito il suo linguaggio
Con Winterreise, uscito nel 2020, Fendrix ha mostrato il suo metodo in modo molto netto: prendere la canzone pop e piegarla verso qualcosa di più irregolare, emotivo e teatrale. Non è un disco costruito per essere rassicurante; è un disco che funziona perché ha una direzione precisa. Dentro ci sono ironia, fragilità, slanci melodici e improvvisi cambi di registro, cioè gli elementi che poi ritornano anche nel suo lavoro per il cinema.
Il passaggio successivo non è stato quello di addolcire il suo stile, ma di renderlo ancora più leggibile come firma. La pubblicazione di Live at Café OTO nel 2021 ha confermato che la dimensione dal vivo non era un dettaglio, mentre Once Upon a Time... In Shropshire, uscito nel 2025, ha riportato il discorso su un terreno più personale, quasi diaristico, con un forte peso della memoria, del luogo e del lutto.
| Progetto | Anno | Perché conta |
|---|---|---|
| Winterreise | 2020 | Ha fissato il suo lessico: pop storto, scrittura classica e attenzione alla forma. |
| Live at Café OTO | 2021 | Ha mostrato la parte più fisica e meno levigata del suo lavoro. |
| Once Upon a Time... In Shropshire | 2025 | Ha riportato al centro la dimensione autobiografica e il rapporto con il territorio d’origine. |
Quello che trovo più solido in questa fase è la continuità: non c’è una svolta artificiale per inseguire un mercato diverso, ma un’evoluzione coerente. Ed è proprio questa coerenza a rendere credibile il suo salto nel cinema.
Il cinema con Yorgos Lanthimos gli ha aperto un’altra strada
La svolta più visibile è arrivata con Poor Things, il primo film per cui ha composto una colonna sonora completa. Qui Fendrix non ha lavorato come un semplice esecutore di brief, ma come un autore chiamato a costruire un secondo livello narrativo. Il risultato è stato abbastanza forte da portarlo rapidamente al centro della conversazione internazionale e a una prima grande ondata di riconoscimenti, compresa la candidatura all’Oscar per la colonna sonora originale.
Il rapporto con Yorgos Lanthimos si è poi consolidato con Kinds of Kindness e Bugonia. Questo dato è importante perché ci dice una cosa molto concreta: il regista non lo ha scelto come soluzione occasionale, ma come collaboratore strutturale. Nel 2026, infatti, Bugonia gli ha portato una nuova candidatura all’Oscar e una nomination ai BAFTA per la colonna sonora originale. Per un autore musicale, è un segnale forte: non solo ha trovato il cinema, ma ha trovato un contesto regolare in cui il suo modo di scrivere funziona davvero.
| Film | Ruolo | Impatto sul suo profilo |
|---|---|---|
| Poor Things | Prima colonna sonora per un lungometraggio | Lo ha portato nel cinema d’autore e nella stagione dei premi. |
| Kinds of Kindness | Seconda collaborazione con Lanthimos | Ha confermato che il suo metodo non era un colpo isolato. |
| Bugonia | Terza collaborazione e nuova candidatura importante | Ha consolidato la sua immagine di compositore di riferimento per il cinema più autoriale. |
La cosa più interessante, però, è che questa traiettoria non ha cancellato il musicista. Ha semplicemente allargato il perimetro del suo lavoro. E per capire perché il passaggio al cinema abbia funzionato così bene, bisogna guardare al suo stile da vicino.
Perché il suo stile funziona così bene sullo schermo
Io trovo efficace il suo stile perché non cerca di “sparire” dentro l’immagine. Al contrario, la accompagna, la contraddice e spesso la spinge più avanti. La sua scrittura lavora su una tensione continua tra ordine e disturbo: da una parte c’è una disciplina quasi da camera music, cioè una musica costruita con attenzione alle relazioni tra strumenti; dall’altra ci sono fratture, asimmetrie e un senso di imprevedibilità molto marcato.
- Dissonanza controllata: non usa il rumore per provocare e basta, ma per creare instabilità emotiva.
- Struttura melodica riconoscibile: anche quando il brano è strano, resta leggibile e non si perde.
- Timbri acustici e respiri: archi, fiati, piano e voci danno una sensazione umana, non meccanica.
- Ironia senza cinismo: c’è sempre un margine di gioco, ma mai una distanza fredda dal materiale.
Questo spiega anche il suo uso del coro, dei fiati e delle texture quasi “respirate” nelle colonne sonore: non sono decorazioni, ma strumenti per entrare nella psicologia dei personaggi. Funziona molto bene quando il film ha spazio per una scrittura musicale autonoma; funziona meno, inevitabilmente, se si cerca una musica di puro sfondo. In altre parole, Fendrix non fa accompagnamento neutro: fa drammaturgia sonora.
Da qui si capisce perché le sue collaborazioni non sembrino casuali, ma parte di una rete artistica abbastanza precisa.
Le collaborazioni che aiutano a leggere il suo profilo
Il profilo di Fendrix si capisce meglio se non lo si riduce ai soli film di Lanthimos. Prima del cinema aveva già lavorato su progetti che mostravano una sensibilità trasversale, capace di passare dalla scena sperimentale al lavoro su commissione senza perdere identità. È un punto che, secondo me, fa la differenza tra un autore promettente e un autore davvero utile per altri creativi.
| Progetto | Anno | Cosa mostra |
|---|---|---|
| UBU al Victoria and Albert Museum | 2018 | La sua capacità di dialogare con teatro e performance art. |
| Ice Cream con Black Midi | 2018 | Il legame con la scena Windmill e con una generazione di gruppi molto influenti. |
| Lavori per altri artisti | 2020-2021 | La sua versatilità come autore e produttore, non solo come interprete. |
Queste collaborazioni servono a capire che il suo nome non vive in un’unica casella. È un autore che può abitare la scena indipendente, il progetto teatrale e il grande schermo senza dover cambiare pelle ogni volta. Ed è qui che il suo nome conta davvero nel 2026.
Perché il suo nome conta davvero nel 2026
Nel 2026 Jerskin Fendrix non è più soltanto “quello di Poor Things”. È un autore musicale che ha dimostrato di saper reggere tre spazi diversi: il disco, il live e il cinema d’autore. Questa è la parte che, a mio avviso, lo rende rilevante anche per chi segue la cultura oltre la musica: il suo percorso racconta come oggi si possa essere autori completi senza restare imprigionati in un solo formato.
Se vuoi seguirlo con attenzione, io terrei d’occhio tre cose: le prossime colonne sonore, perché il rapporto con Lanthimos sembra ancora molto vivo; i nuovi lavori discografici, perché il ritorno alla scrittura personale resta centrale; e il modo in cui continuerà a muoversi tra autonomia artistica e collaborazioni di alto profilo. È lì che si vede la sua forza reale: non nel rumore attorno al nome, ma nella capacità di restare riconoscibile mentre cambia contesto.
