Un appartamento infestato, una famiglia appena arrivata a Madrid e una serie di eventi sempre più inquietanti. La storia vera di Possession - L'appartamento del diavolo è però meno lineare di quanto suggerisca la pubblicità: il film nasce da fatti di cronaca e leggende urbane, ma non racconta una possessione documentata.
La verità sul film in pochi punti
- Il titolo originale è Malasaña 32, horror spagnolo diretto da Albert Pintó nel 2020.
- La famiglia del film è inventata e non esiste una prova di eventi paranormali avvenuti nell’appartamento.
- Il numero 32 di calle Manuela Malasaña non esiste: è un indirizzo creato per la sceneggiatura.
- L’ispirazione reale arriva dalla cronaca nera del quartiere madrileno e soprattutto dai casi di calle Antonio Grilo.
- La parte demoniaca appartiene alla fiction, mentre gli omicidi e le tragedie del quartiere sono fatti di cronaca.

La risposta breve sulla presunta storia vera
La risposta più corretta è “ispirato a fatti reali, ma non basato su una singola storia vera”. Non risulta una famiglia Olmedo realmente perseguitata da un’entità demoniaca nell’abitazione mostrata sullo schermo, né una documentazione verificabile sugli eventi soprannaturali del film.
Il marketing ha sfruttato una formula molto efficace per l’horror, quella degli “eventi realmente accaduti”. In questo caso, però, la frase va letta come un riferimento all’atmosfera e alle vicende criminali del quartiere di Malasaña, non come la ricostruzione fedele di un caso di possessione.
Il titolo nasconde più di un film
Il primo errore nasce dal nome. Possession - L’appartamento del diavolo è il titolo italiano di Malasaña 32, film spagnolo ambientato a Madrid nel 1976 e diretto da Albert Pintó.
Non va confuso con Possession di Andrzej Żuławski, il film psicologico del 1981 con Isabelle Adjani, né con The Possession del 2012, ispirato alla leggenda della dybbuk box. Sono tre opere diverse, con origini e temi differenti. Quando verifico una presunta storia vera cinematografica, questa distinzione è il primo passaggio indispensabile.
Nel film del 2020 una famiglia lascia la campagna e si trasferisce in un vecchio appartamento della capitale. Il nuovo inizio si trasforma rapidamente in un incubo, soprattutto per il giovane Pepe, attorno al quale si concentrano le manifestazioni più inquietanti. La struttura ricorda il classico horror della casa infestata, ma il contesto storico e sociale è profondamente spagnolo.
Da quali fatti reali nasce Malasaña 32
Il collegamento più forte porta alla cronaca nera di calle Antonio Grilo, una strada del quartiere di Malasaña associata nel tempo a diversi omicidi e morti violente. Le ricostruzioni giornalistiche contano otto o nove vittime, a seconda del periodo considerato e del criterio usato per classificare gli episodi.
Tra i casi più citati c’è l’omicidio di un camiciaio nel 1945. Nel 1962, invece, un sarto uccise la moglie e i cinque figli prima di togliersi la vita. Due anni dopo, nello stesso contesto urbano, una donna strangolò il proprio neonato e nascose il corpo in un cassetto.
Si tratta di fatti criminali, non di prove dell’esistenza di fantasmi o demoni. Proprio questa distinzione, a mio parere, rende la vicenda ancora più interessante: il film prende una memoria reale fatta di violenza, paura e dicerie e la trasforma in una storia soprannaturale.
Cosa è reale e cosa è stato inventato per il film
| Elemento | Verifica |
|---|---|
| La famiglia perseguitata | È una costruzione narrativa e non una famiglia documentata. |
| L’appartamento infestato | Non esiste una prova verificabile di una possessione avvenuta nella casa mostrata. |
| Calle Manuela Malasaña 32 | Il numero 32 è fittizio. La strada, secondo le ricostruzioni disponibili, arriva al numero 30. |
| La cronaca nera del quartiere | È reale e comprende diversi omicidi e morti violente avvenuti in edifici della zona. |
| L’atmosfera della Madrid degli anni Settanta | È storicamente plausibile e serve a dare concretezza alla vicenda. |
Il numero civico inventato è un dettaglio rivelatore. Se l’indirizzo centrale del film non esiste, non significa che ogni riferimento sia falso, ma mostra che siamo davanti a una rielaborazione cinematografica, non a un’inchiesta su un caso preciso.
Anche l’edificio utilizzato per le riprese appartiene alla realtà, ma questo non dimostra che fosse maledetto. Una location autentica può fornire corridoi, cortili e interni credibili senza avere alcun legame documentato con gli eventi narrati.
Perché la formula “tratto da una storia vera” funziona così bene
La pellicola mescola tre elementi molto potenti. Il primo è una casa quotidiana, riconoscibile e quindi più inquietante di un castello isolato. Il secondo è una città reale con una memoria criminale difficile da ignorare. Il terzo è la paura familiare, che rende il soprannaturale immediatamente personale.
In questo tipo di film la dicitura “storia vera” non indica sempre una ricostruzione fedele. Può significare che gli autori hanno usato un luogo realmente esistito, una leggenda locale o alcuni episodi di cronaca come punto di partenza. Il resto, dai personaggi agli eventi paranormali, viene costruito per ottenere tensione e coinvolgimento.
È lo stesso meccanismo che ha trasformato molte case maledette, possessioni e apparizioni in icone dell’horror. La parte più delicata arriva quando la promozione presenta come accertato ciò che appartiene invece alla tradizione orale o alla fiction. Nel caso di Possession, conviene separare sempre i documenti sui delitti dalle interpretazioni esoteriche nate in seguito.
La risposta più onesta resta tra cronaca e leggenda
Possession - L’appartamento del diavolo non racconta una possessione realmente provata. Il film del 2020 usa però un materiale autentico: il quartiere di Malasaña, la sua architettura popolare e una serie di delitti che hanno alimentato per decenni la reputazione sinistra della zona.
Per questo lo definirei un horror ispirato alla cronaca nera, non una vera storia soprannaturale. La casa, la famiglia e il demone appartengono alla fantasia; la paura del quartiere nasce invece da eventi umani, documentati e tragicamente concreti.
