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Possession - L'appartamento del diavolo è una storia vera?

Maika Negri • 20 ottobre 2026
Quattro persone spaventate in un ambiente buio, forse in fuga da qualcosa. La scena evoca la tensione di "Possession: L'appartamento del diavolo storia vera".

Indice

Un appartamento infestato, una famiglia appena arrivata a Madrid e una serie di eventi sempre più inquietanti. La storia vera di Possession - L'appartamento del diavolo è però meno lineare di quanto suggerisca la pubblicità: il film nasce da fatti di cronaca e leggende urbane, ma non racconta una possessione documentata.

La verità sul film in pochi punti

  • Il titolo originale è Malasaña 32, horror spagnolo diretto da Albert Pintó nel 2020.
  • La famiglia del film è inventata e non esiste una prova di eventi paranormali avvenuti nell’appartamento.
  • Il numero 32 di calle Manuela Malasaña non esiste: è un indirizzo creato per la sceneggiatura.
  • L’ispirazione reale arriva dalla cronaca nera del quartiere madrileno e soprattutto dai casi di calle Antonio Grilo.
  • La parte demoniaca appartiene alla fiction, mentre gli omicidi e le tragedie del quartiere sono fatti di cronaca.

La storia vera di possessione nell'appartamento del diavolo: una donna in carrozzina, di spalle, guarda fuori da una finestra con tende bianche.

La risposta breve sulla presunta storia vera

La risposta più corretta è “ispirato a fatti reali, ma non basato su una singola storia vera”. Non risulta una famiglia Olmedo realmente perseguitata da un’entità demoniaca nell’abitazione mostrata sullo schermo, né una documentazione verificabile sugli eventi soprannaturali del film.

Il marketing ha sfruttato una formula molto efficace per l’horror, quella degli “eventi realmente accaduti”. In questo caso, però, la frase va letta come un riferimento all’atmosfera e alle vicende criminali del quartiere di Malasaña, non come la ricostruzione fedele di un caso di possessione.

Il titolo nasconde più di un film

Il primo errore nasce dal nome. Possession - L’appartamento del diavolo è il titolo italiano di Malasaña 32, film spagnolo ambientato a Madrid nel 1976 e diretto da Albert Pintó.

Non va confuso con Possession di Andrzej Żuławski, il film psicologico del 1981 con Isabelle Adjani, né con The Possession del 2012, ispirato alla leggenda della dybbuk box. Sono tre opere diverse, con origini e temi differenti. Quando verifico una presunta storia vera cinematografica, questa distinzione è il primo passaggio indispensabile.

Nel film del 2020 una famiglia lascia la campagna e si trasferisce in un vecchio appartamento della capitale. Il nuovo inizio si trasforma rapidamente in un incubo, soprattutto per il giovane Pepe, attorno al quale si concentrano le manifestazioni più inquietanti. La struttura ricorda il classico horror della casa infestata, ma il contesto storico e sociale è profondamente spagnolo.

Da quali fatti reali nasce Malasaña 32

Il collegamento più forte porta alla cronaca nera di calle Antonio Grilo, una strada del quartiere di Malasaña associata nel tempo a diversi omicidi e morti violente. Le ricostruzioni giornalistiche contano otto o nove vittime, a seconda del periodo considerato e del criterio usato per classificare gli episodi.

Tra i casi più citati c’è l’omicidio di un camiciaio nel 1945. Nel 1962, invece, un sarto uccise la moglie e i cinque figli prima di togliersi la vita. Due anni dopo, nello stesso contesto urbano, una donna strangolò il proprio neonato e nascose il corpo in un cassetto.

Si tratta di fatti criminali, non di prove dell’esistenza di fantasmi o demoni. Proprio questa distinzione, a mio parere, rende la vicenda ancora più interessante: il film prende una memoria reale fatta di violenza, paura e dicerie e la trasforma in una storia soprannaturale.

Cosa è reale e cosa è stato inventato per il film

Elemento Verifica
La famiglia perseguitata È una costruzione narrativa e non una famiglia documentata.
L’appartamento infestato Non esiste una prova verificabile di una possessione avvenuta nella casa mostrata.
Calle Manuela Malasaña 32 Il numero 32 è fittizio. La strada, secondo le ricostruzioni disponibili, arriva al numero 30.
La cronaca nera del quartiere È reale e comprende diversi omicidi e morti violente avvenuti in edifici della zona.
L’atmosfera della Madrid degli anni Settanta È storicamente plausibile e serve a dare concretezza alla vicenda.

Il numero civico inventato è un dettaglio rivelatore. Se l’indirizzo centrale del film non esiste, non significa che ogni riferimento sia falso, ma mostra che siamo davanti a una rielaborazione cinematografica, non a un’inchiesta su un caso preciso.

Anche l’edificio utilizzato per le riprese appartiene alla realtà, ma questo non dimostra che fosse maledetto. Una location autentica può fornire corridoi, cortili e interni credibili senza avere alcun legame documentato con gli eventi narrati.

Perché la formula “tratto da una storia vera” funziona così bene

La pellicola mescola tre elementi molto potenti. Il primo è una casa quotidiana, riconoscibile e quindi più inquietante di un castello isolato. Il secondo è una città reale con una memoria criminale difficile da ignorare. Il terzo è la paura familiare, che rende il soprannaturale immediatamente personale.

In questo tipo di film la dicitura “storia vera” non indica sempre una ricostruzione fedele. Può significare che gli autori hanno usato un luogo realmente esistito, una leggenda locale o alcuni episodi di cronaca come punto di partenza. Il resto, dai personaggi agli eventi paranormali, viene costruito per ottenere tensione e coinvolgimento.

È lo stesso meccanismo che ha trasformato molte case maledette, possessioni e apparizioni in icone dell’horror. La parte più delicata arriva quando la promozione presenta come accertato ciò che appartiene invece alla tradizione orale o alla fiction. Nel caso di Possession, conviene separare sempre i documenti sui delitti dalle interpretazioni esoteriche nate in seguito.

La risposta più onesta resta tra cronaca e leggenda

Possession - L’appartamento del diavolo non racconta una possessione realmente provata. Il film del 2020 usa però un materiale autentico: il quartiere di Malasaña, la sua architettura popolare e una serie di delitti che hanno alimentato per decenni la reputazione sinistra della zona.

Per questo lo definirei un horror ispirato alla cronaca nera, non una vera storia soprannaturale. La casa, la famiglia e il demone appartengono alla fantasia; la paura del quartiere nasce invece da eventi umani, documentati e tragicamente concreti.

Domande frequenti

No. Il film è ispirato alla cronaca nera e alle leggende del quartiere madrileno di Malasaña, ma la famiglia Olmedo, l'appartamento infestato e la possessione demoniaca sono elementi inventati.

L'ispirazione principale arriva dai delitti di calle Antonio Grilo, associata a otto o nove vittime secondo il periodo e i criteri considerati. Tra gli episodi citati ci sono l'omicidio di un camiciaio nel 1945 e l'uccisione di una moglie e cinque figli da parte di un sarto nel 1962.

No. Il numero 32 è stato creato per la sceneggiatura. Le ricostruzioni disponibili indicano che la strada arriva al numero 30, quindi l'indirizzo centrale del film è fittizio.

Sono reali il quartiere di Malasaña, la sua atmosfera urbana e i fatti criminali associati alla zona. Sono invece narrativi la famiglia perseguitata, il demone, la possessione e gli eventi soprannaturali nell'appartamento.

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Autor Maika Negri
Maika Negri
Mi chiamo Maika Negri e ho accumulato 11 anni di esperienza nel campo dell'arte, della cultura, dello spettacolo e dell'innovazione. La mia passione per questi temi è nata fin da giovane, quando ho cominciato a esplorare le diverse forme artistiche e le loro interconnessioni con la società. Scrivere di arte e cultura mi permette di condividere non solo le mie conoscenze, ma anche di guidare i lettori attraverso argomenti complessi, rendendoli accessibili e comprensibili. Nel mio lavoro mi impegno a fornire informazioni utili e aggiornate, controllando sempre le fonti e confrontando diverse prospettive. Mi piace seguire le tendenze emergenti e organizzare le informazioni in modo chiaro, affinché chi legge possa avere una visione completa e approfondita. Attraverso i miei articoli, cerco di stimolare la curiosità e l'interesse verso il mondo dell'arte e della cultura, aiutando i lettori a comprendere le dinamiche che lo animano.

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