La favorita funziona perché non tratta la regina Anna come semplice sfondo storico: la mette al centro di un triangolo di potere, dipendenza e lutto. In questo articolo ricostruisco chi era davvero, perché Sarah Churchill e Abigail Masham contano così tanto e dove il film di Lanthimos sceglie la verità emotiva invece della cronaca letterale. Il risultato è un ritratto utile sia per leggere il personaggio, sia per capire meglio la corte che lo circonda.
I punti essenziali da tenere a mente
- Anna Stuart regnò dal 1702 al 1714 e visse gran parte della vita in condizioni di salute fragili.
- Nel film, l’accesso alla sovrana vale quasi quanto una carica ufficiale: è per questo che Sarah Churchill e Abigail Masham sono decisive.
- I conigli non sono un dettaglio storico letterale, ma una metafora del vuoto lasciato dai 17 figli perduti.
- Anna non era una sovrana del tutto passiva: cercò davvero di tenere insieme Whig e Tory e di reggere la macchina politica.
- Il film semplifica molto, ma rende con precisione rara la dimensione psicologica del potere.
Chi è davvero la regina Anna nel film di Lanthimos
La prima cosa da chiarire è semplice: Anna non è una regina “decorativa”. Britannica riassume bene il punto centrale: regnò dal 1702 al 1714, soffrì di gotta e visse quasi sempre in condizioni di salute precarie. Questo dettaglio cambia tutto, perché il film non inventa dal nulla la sua fragilità fisica; la amplifica per trasformarla in linguaggio cinematografico.
La sua storia personale è segnata anche dalla maternità mancata. Anna fu incinta 18 volte, ma solo cinque figli nacquero vivi e soltanto uno sopravvisse all’infanzia. Quando quell’erede morì nel 1700, il problema della successione divenne politico, dinastico e quasi ossessivo. Ecco perché nel film il suo corpo non è solo un corpo malato: è il punto in cui si incrociano lutto, Stato e futuro della monarchia.
Questa base storica è importante anche per non leggere Anna come una caricatura da commedia nera. Il film la rende estrema, sì, ma parte da una figura che aveva davvero motivo di sentirsi esposta, consumata e sotto pressione. Da qui si capisce meglio perché il rapporto con le persone più vicine a lei diventa il vero motore del racconto.
Sarah Churchill e Abigail Masham spiegano il vero motore del conflitto
Il film funziona perché non tratta il potere come una questione astratta: lo fa passare attraverso due relazioni molto concrete. Royal Museums Greenwich ricorda che Anna e Sarah Churchill si chiamavano “Mrs Morley” e “Mrs Freeman”, quasi a creare uno spazio privato e paritario dentro una corte rigidissima. Sarah aveva accesso diretto alla regina, gestiva anche il denaro personale come Keeper of the Privy Purse e, per un po’, il suo peso politico fu enorme.
Ma il punto di rottura è proprio la miscela fra affetto e ambizione. Sarah era brillante, franca, spesso brutale. In una corte dove ogni parola pesa, la franchezza può sembrare sincerità fino al momento in cui diventa intollerabile. Non stupisce che il film la trasformi in una figura tagliente: il suo conflitto con Anna nasce da qualcosa di molto umano, cioè dal fatto che le relazioni strette diventano ingestibili quando si sovrappongono alla politica.
Abigail Masham entra nel vuoto lasciato da quel deterioramento. È la cugina povera, la donna più discreta, apparentemente meno minacciosa. Proprio per questo risulta credibile come nuova favorita: non porta solo tenerezza, porta sollievo. In termini narrativi, è il classico personaggio che non conquista il centro con la forza, ma con la capacità di occupare lo spazio emotivo che l’altro ha lasciato scoperto.
Qui il film è molto lucido: la corte non è fatta solo di ministri e decreti, ma di chi può entrare in una stanza, restare più a lungo degli altri e influenzare l’umore della sovrana. Ed è da questa idea che nasce la parte più visivamente potente della storia.

La corte diventa un laboratorio di potere e dipendenza
Io leggo questa scelta come una tesi, non come un semplice vezzo stilistico: Lanthimos riduce la corte a pochi corpi chiusi in stanze sempre più strette per farci sentire che il potere, lì, è una questione di prossimità. Chi controlla la stanchezza della regina, chi la veste, chi la ascolta, chi la calma, chi la contraddice nel momento giusto: tutto questo vale quasi più di un incarico ufficiale.
Il film esaspera questa logica fino al grottesco, ma il principio è realistico. Anna non era una marionetta completamente passiva: governò dentro un equilibrio difficile tra Whig e Tory, mentre la guerra contro Francia e Spagna assorbiva energie e fedeltà. Ridurla a un’inetta da salotto sarebbe sbagliato; più corretto è dire che il film mostra quanto la sua autorità fosse filtrata da rapporti personali, salute fragile e pressione politica.
La scelta visiva va nella stessa direzione. Le stanze sembrano assorbire le emozioni, i costumi non abbelliscono la corte ma la rendono un sistema nervoso, e ogni gesto domestico diventa una micro-decisione politica. È il tipo di regia che non ti fa “vedere” soltanto la storia: ti fa percepire la sua temperatura.
Da qui si capisce anche perché alcuni dettagli del film restino impressi più come simboli che come fatti.
Cosa il film cambia rispetto alla storia
Qui sta il punto più utile per chi vuole capire il personaggio senza farsi ingannare dal solo effetto scenico: La favorita non è un documentario, ma nemmeno un gioco libero senza ancoraggi. Semplifica molto, concentra anni di rapporti in un arco narrativo più netto e usa i simboli per rendere visibile ciò che nei documenti è frammentario.
| Elemento | Nel film | Nella storia | Perché conta |
|---|---|---|---|
| I conigli | Anna tiene 17 conigli come presenza costante e quasi infantile | I conigli non sono storici; richiamano i 17 figli perduti tra aborti e morti infantili | Trasformano il lutto in immagine immediata |
| Sarah Churchill | Sembra quasi governare al posto della regina | Fu davvero molto influente, ma Anna non era del tutto assente dalla politica | Il film intensifica l’asimmetria per creare tensione drammatica |
| Abigail Masham | Appare come outsider discreta che sale grazie alla dolcezza | Era una cugina introdotta a corte da Sarah e divenne favorita dopo la rottura | Mostra quanto il favore di corte fosse mobile e fragile |
| Relazione intima con Sarah | Il film lascia una forte ambiguità erotica | La vicinanza è reale, ma le prove di una relazione sessuale restano incerte | Fa capire la differenza tra allusione cinematografica e prova storica |
| Ruolo politico di Anna | Appare spesso schiacciata dagli eventi | Cercò di bilanciare Whig e Tory e di mantenere una propria autonomia | Evita di confondere fragilità con irrilevanza |
La parte più onesta del film è che non usa queste differenze per negare la storia, ma per rendere più netta la ferita emotiva del potere. E a quel punto la domanda interessante non è più “quanto è accurato?”, ma “che tipo di Anna vuole farci vedere?”.
Se la riguardi, questi dettagli cambiano la lettura di Anna
Quando rivedo il film, mi concentro su tre cose che fanno la differenza:
- Osserva quando Anna cerca conforto e quando usa l’irritazione come difesa.
- Nota come Sarah parla alla regina con un tono che mescola intimità e disciplina.
- Guarda come Abigail conquista spazio non alzando la voce, ma abbassandola.
Alla fine, Anna resta convincente proprio perché non è perfetta né eroica: è una sovrana che ha perso quasi tutto, prova a tenere insieme il proprio corpo, il proprio dolore e uno Stato instabile, e in mezzo a questo lascia che le relazioni più vicine decidano la temperatura del suo potere. È questo il motivo per cui funziona ancora nel 2026: non come figura museale, ma come personaggio che parla di dipendenza, leadership e solitudine con una chiarezza che va oltre il periodo storico.
