I punti chiave da tenere a mente
- La critica internazionale ha accolto il film in modo molto severo, mentre il pubblico è stato leggermente più indulgente.
- Il problema principale non è l’idea di partenza, ma l’esecuzione: sceneggiatura, ritmo e tono non tengono insieme il progetto.
- Su Rotten Tomatoes il film è fermo al 10% tra i critici, con un 53% del pubblico; su Metacritic arriva a 26/100 per la critica e 2,9 per gli utenti.
- Dakota Johnson e il cast giovane salvano alcuni passaggi, ma non bastano a dare compattezza al racconto.
- È un film più interessante come caso di studio sul cinema dei supereroi che come cinecomic davvero riuscito.
Perché il film ha attirato tanta attenzione
Io leggerei la ricezione di Madame Web prima di tutto come il risultato di aspettative fragili. Il film arriva dall’universo Sony legato a Spider-Man, ma senza il vantaggio di un impianto narrativo già amato dal pubblico e senza la solidità dei migliori capitoli del genere. Doveva quindi fare due lavori insieme: presentare Cassandra Webb e giustificare la propria esistenza in un mercato già saturo di origini, crossover e promesse di franchise.
Il problema, secondo me, è che il progetto sembra voler stare in più direzioni contemporaneamente. Vuole essere un origin story, un thriller con presagi e visioni, un film corale con giovani protagoniste e, allo stesso tempo, un tassello di un universo più ampio. Quando un film di supereroi perde il centro prima ancora di arrivare alla seconda metà, le recensioni si concentrano inevitabilmente sulla sua incoerenza. Ed è proprio da qui che vale la pena passare al quadro critico vero e proprio.

Cosa dicono davvero le recensioni internazionali
Il dato più utile, per me, è questo: la distanza tra critica e pubblico esiste, ma non è abbastanza grande da salvare il film. Le recensioni sono state in gran parte negative, con il classico scarto tra chi guarda al risultato complessivo e chi è disposto a tollerare più facilmente un cinecomic imperfetto ma divertente. In pratica, il film non ha convinto quasi nessuno, però il pubblico è stato un po’ meno duro della stampa specializzata.| Indicatore | Dato | Lettura pratica |
|---|---|---|
| Rotten Tomatoes, critica | 10% su 268 recensioni | Giudizio quasi unanimemente negativo, con pochi apprezzamenti isolati. |
| Rotten Tomatoes, pubblico | 53% su oltre 1.000 valutazioni verificate | Accoglienza tiepida, meno ostile della critica ma lontana dall’entusiasmo. |
| Metacritic, critica | 26/100 su 51 recensioni | Giudizio generalmente sfavorevole, con una fascia molto stretta di difese. |
| Metacritic, utenti | 2,9/10 | Anche il pubblico di piattaforma resta freddo, quindi non c’è un vero recupero dal basso. |
La lettura che ne do è semplice: non siamo davanti a un film “incompreso”, ma a un film che ha lasciato tutti con la sensazione di un’occasione sprecata. Le reazioni italiane si sono mosse nella stessa direzione, con qualche concessione all’intenzione di provare una strada meno standard e molto più severità sul risultato. A questo punto, però, il punto non è più il voto: è capire quali scelte concrete lo hanno trascinato giù.
Perché la critica l’ha bocciato
La sceneggiatura accumula invece di costruire
Il difetto più ricorrente nelle recensioni è la scrittura. Il film passa molto tempo a spiegare, anticipare e ribadire, ma fa più fatica a far crescere davvero i personaggi. Le informazioni arrivano spesso come blocchi espositivi, non come conseguenza naturale delle scene, e questo toglie tensione anche ai momenti che dovrebbero avere più peso.
In più, alcuni personaggi sembrano più funzioni narrative che persone vere. L’antagonista, per esempio, ha il compito di spingere avanti la trama, ma non riesce quasi mai a diventare memorabile. Quando un cinecomic non costruisce bene il proprio conflitto, tutto il resto si indebolisce di conseguenza.
Il tono oscilla tra thriller, origine supereroistica e film da franchise
Qui il film mi sembra più incerto che brutto in senso assoluto. Ogni tanto vuole sembrare cupo e predittivo, ogni tanto vuole giocare con l’energia di un ensemble femminile, ogni tanto si ricorda di dover preparare un mondo più grande. Il risultato è un tono che non si stabilizza mai davvero.
Per una parte della critica, proprio questa incertezza ha reso la visione piatta. Non c’è abbastanza slancio per essere un thriller, né abbastanza disciplina per essere un origin story convincente. E quando il film cambia registro senza un vero ponte, lo spettatore non percepisce evoluzione: percepisce attrito.
L’azione non riesce a compensare i limiti
Un buon film di supereroi può perdonare qualche ingenuità se l’azione funziona. Qui, invece, le sequenze spettacolari non hanno il peso necessario per ribaltare il giudizio. Non basta mettere in scena una fuga, una visione o uno scontro finale se il montaggio, la tensione e il senso di progressione restano deboli.
Il punto non è solo la quantità degli effetti visivi, ma il modo in cui vengono usati. Se un set piece non aggiunge carattere, rischio o identità, diventa un passaggio obbligato. Ed è proprio questa sensazione di obbligo, più che di invenzione, che ha reso le recensioni così dure. Ma sarebbe riduttivo liquidare tutto qui, perché alcuni elementi del film spiegano bene perché una parte del pubblico lo abbia difeso.
Cosa funziona più di quanto dicano le polemiche
Dakota Johnson tiene in piedi più del previsto
Io trovo che Dakota Johnson sia uno dei pochi elementi che danno un punto fermo al film. Non perché trasformi il progetto in qualcosa di profondo, ma perché mantiene un registro abbastanza controllato da non farlo deragliare del tutto. Il suo modo di stare in scena, a tratti quasi trattenuto e ironico, crea almeno una superficie riconoscibile.
Questo però non va confuso con un salvataggio. Un’interpretazione interessante non può sostituire una struttura debole, ma può rendere il film meno disordinato di quanto molte recensioni lascino intendere.
Il trio giovane porta energia
Anche il gruppo formato dalle tre giovani interpreti aggiunge qualcosa che il film, altrimenti, rischierebbe di non avere: dinamica. Quando la storia prova a far dialogare Cassandra Webb con queste figure, si intravede per un attimo un film più vivo, meno dipendente dalle spiegazioni e più attento alle relazioni.
Il limite, di nuovo, è che questa energia non viene sviluppata con continuità. Però è importante notarlo, perché non tutto in Madame Web è da buttare: alcune idee di base non sono sbagliate, semplicemente non vengono portate fino in fondo.
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Il tentativo di uscire dalla formula non è insignificante
Uno dei motivi per cui il film continua a essere discusso è che prova, almeno in parte, a non essere il solito prodotto da automatismo industriale. C’è un desiderio di lavorare meno sul trionfo del potere e più sulla percezione, sulle relazioni e sul senso di premonizione. L’idea non è banale.
Se quel disegno fosse stato sostenuto da una scrittura più precisa, la ricezione sarebbe stata diversa. Invece resta la sensazione di un progetto che intuiva una strada alternativa, ma non aveva abbastanza controllo per percorrerla davvero. Da qui nasce la domanda più utile: a chi può interessare oggi un film così imperfetto?
A chi può interessare davvero oggi
Se devo essere pratico, direi che il film non è una visione “necessaria” per chi cerca un cinecomic solido. Però può avere un senso preciso per alcuni tipi di spettatori, e qui la distinzione aiuta molto più di un giudizio secco.
| Tipo di spettatore | Cosa può aspettarsi | Conviene? |
|---|---|---|
| Chi vuole un cinecomic classico e compatto | Troverà un racconto discontinuo, con pochi picchi davvero forti. | No, non come prima scelta. |
| Chi ama i film storti ma curiosi | Può trovare momenti involontariamente interessanti e qualche scelta insolita. | Sì, se accetta aspettative basse. |
| Chi segue Dakota Johnson o Sydney Sweeney | Troverà un cast che merita attenzione, anche quando il film non lo sostiene. | Sì, almeno per interesse sul cast. |
| Chi studia i casi di franchise fatigue | Ha davanti un esempio molto chiaro di progetto affaticato e identità incerta. | Sì, è quasi un caso da manuale. |
Io lo vedo più come un film da curiosità critica che come un titolo da consigliare senza riserve. Se il tuo obiettivo è capire perché un cinecomic possa essere respinto quasi all’unanimità, qui hai un esempio molto chiaro. Se invece cerchi un film di supereroi che funzioni davvero sul piano narrativo, è difficile sostenere che questo sia il posto giusto. E proprio questa distanza tra intenzione e risultato spiega perché il titolo resti un caso utile da osservare anche dopo l’ondata iniziale di commenti.
Perché resta un caso utile nel cinema dei cinecomic
Alla fine, la lezione più interessante che lascio da questa ricezione è semplice: nei film di supereroi non basta avere un personaggio forte sulla carta. Servono una struttura chiara, un tono riconoscibile e una direzione che non sembri cambiare a ogni scena. Quando questi elementi mancano, il dibattito critico si concentra sui difetti e il passaparola diventa rapidamente negativo.
Se cerchi una risposta netta, eccola: le recensioni di Madame Web sono state in gran parte sfavorevoli perché il film non riesce a trasformare una buona idea di partenza in un racconto convincente. Se però vuoi leggerlo come oggetto culturale, come esempio di stress da franchise e di aspettative sbagliate, allora il film diventa molto più istruttivo di quanto il suo punteggio faccia pensare. In questo senso, resta un titolo da capire più che da applaudire.
