Le recensioni di Uncharted raccontano un caso interessante: un film che prova a stare tra avventura classica, adattamento videoludico e blockbuster leggero, ma non sempre riesce a tenere insieme le tre cose. Io lo leggo così: il problema non è la mancanza di energia, quanto la distanza tra ciò che il film vuole evocare e ciò che davvero mette in scena. Qui trovi una lettura pratica delle opinioni della critica, dei punti forti, dei limiti e del motivo per cui il pubblico è stato più benevolo.
Le cose da sapere su Uncharted in poche righe
- La critica lo ha giudicato in modo tiepido o severo, soprattutto per la sceneggiatura e per la distanza dai videogiochi.
- Il pubblico è stato più indulgente: molti l’hanno visto come un’avventura pop veloce e divertente.
- Tom Holland è spesso il punto più convincente del film, mentre il resto del cast oscilla tra mestiere e scrittura debole.
- Il film funziona meglio quando non pretende di essere un classico del genere, ma un passatempo d’azione.
- Come adattamento divide perché punta su un prequel e non sulla stessa energia dei giochi.
Che tipo di film è davvero Uncharted
Uncharted, nella versione cinematografica di Ruben Fleischer, non prova a essere una trasposizione fedele in senso stretto. È un prequel, cioè una storia delle origini: Nathan Drake è più giovane, Sully diventa un punto di riferimento narrativo e la trama punta a costruire un ingresso nel personaggio, non a rifare una missione amata dai fan.
Questa impostazione cambia molto la percezione del film. Chi cercava il fascino del videogioco ha trovato un titolo più convenzionale; chi voleva una caccia al tesoro scorrevole, con ritmo e facce riconoscibili, ha trovato qualcosa di più vicino alle aspettative. È un dettaglio decisivo, perché nelle recensioni la domanda vera non è mai solo “è divertente?”, ma “divertente rispetto a cosa?”.
Ed è proprio qui che si apre la frattura tra lettura critica e lettura popolare.
Perché la critica si è divisa così nettamente
Su Rotten Tomatoes e Metacritic la reazione critica è stata fredda: il film viene descritto come ben interpretato ma poco incisivo, spesso derivativo e con una sceneggiatura che serve più a spingere le scene d’azione che a dare vera personalità alla storia. Il dato più utile è semplice: su Metacritic Uncharted si ferma a 45 su 100, basato su 44 recensioni, mentre la risposta del pubblico è più morbida e arriva a 6,1/10.
In altre parole, la critica gli contesta soprattutto il fatto di sembrare la versione annacquata di avventure migliori. Non è un’accusa superficiale: molti recensori hanno percepito il film come un’eco di modelli più forti, con un’identità ancora troppo debole per reggere da sola. Il pubblico, invece, tende a perdonare questa fragilità quando il ritmo tiene e lo spettacolo non si ferma.
| Elemento | Lettura della critica | Lettura del pubblico |
|---|---|---|
| Tono | Leggero ma poco personale | Scanzonato e accessibile |
| Scrittura | Debole e prevedibile | Funzionale all’intrattenimento |
| Cast | Promettente ma non sfruttato fino in fondo | Molto piacevole da seguire |
| Fedeltà al gioco | Troppo distante dallo spirito originale | Accettata come reinterpretazione |
La vera chiave, quindi, è capire dove il film riesce a guadagnare terreno anche quando la sceneggiatura non lo aiuta abbastanza.

Cosa funziona meglio sullo schermo
Il primo merito del film è molto concreto: si lascia guardare. Tom Holland regge bene il ruolo di un Nate più giovane, meno consumato e più impulsivo, e il suo modo di stare in scena dà al personaggio una mobilità che evita al film di diventare subito statico. Anche Mark Wahlberg, pur con un Sully meno affilato di quanto ci si aspetterebbe, porta una presenza pratica, da compagno di viaggio un po’ cinico. Antonio Banderas aggiunge una presenza più adulta e materica, anche se il film non sfrutta fino in fondo il suo potenziale.
La seconda forza è l’impianto spettacolare. Le sequenze d’azione sono costruite per essere leggibili e facili da seguire, con un gusto da blockbuster che punta sull’avventura diretta più che sul peso emotivo. In un film così conta molto il pacing, cioè la distribuzione del ritmo: Uncharted alterna scene di movimento, enigmi e attraversamenti esotici senza fermarsi troppo a spiegare ogni cosa.
C’è poi una qualità che molti recensori hanno riconosciuto anche quando il giudizio complessivo restava tiepido: il film sa richiamare il cinema d’avventura classico senza sembrare un esercizio museale. Non sempre lo fa con originalità, ma in diversi momenti funziona come intrattenimento puro. E questo, per una parte del pubblico, basta già a renderlo una visione gradevole.
Da qui però emerge il rovescio della medaglia: quello che per alcuni è ritmo, per altri è superficialità.
Dove il film perde mordente
Il limite più evidente è la scrittura. Le svolte arrivano spesso con un’evidenza eccessiva, i personaggi secondari restano poco scolpiti e il film sembra correre verso il prossimo set piece invece di far crescere davvero la tensione. Quando questo succede, l’avventura perde peso e diventa una sequenza di passaggi ben confezionati ma non memorabili.
Anche il tono non sempre è stabile. Uncharted prova a essere ironico, giovane, energico e allo stesso tempo avventuroso in senso classico, ma il mix non si fonde sempre bene. Il risultato è che alcune scene sembrano costruite per piantare bandierine nel territorio del fanservice, cioè i richiami pensati soprattutto per chi conosce già il materiale di partenza, senza però aggiungere abbastanza sostanza narrativa.
Il problema non è solo estetico. Un film d’avventura può anche essere leggero, ma ha bisogno di una progressione interna credibile. Qui invece si avverte spesso una certa meccanicità: la caccia al tesoro procede, ma raramente sorprende. E quando un film del genere smette di sorprendere, il confronto con i modelli migliori diventa inevitabile.
Per questo la questione dell’adattamento pesa più del solito, e non solo per i fan più esigenti.
Quanto conta il confronto con i videogiochi
Qui, secondo me, sta il nodo più interessante. I videogiochi di Uncharted hanno sempre avuto un rapporto molto stretto con il linguaggio del cinema d’avventura, ma il film prova a fare il percorso inverso e inevitabilmente perde qualcosa per strada. Non basta prendere i personaggi e alcuni simboli riconoscibili: bisogna restituire anche il senso di meraviglia, tensione e scoperta che nei giochi nasce dall’interazione.
Il film sceglie invece una via più prudente. Cerca di semplificare, di rendere accessibile l’universo e di aprire la porta a un pubblico più ampio. Questa scelta può avere senso industriale, e infatti il risultato commerciale lo conferma: ha superato i 407 milioni di dollari nel mondo. Però, sul piano critico, pagare dazio a questa semplificazione era quasi inevitabile, perché una parte dell’anima della saga resta fuori campo.
In pratica, chi voleva un adattamento molto fedele può sentirsi tradito; chi cercava soltanto una buona serata d’azione può essere più soddisfatto. Io trovo che questa distinzione sia fondamentale per leggere davvero le recensioni, perché spiega perché lo stesso film può sembrare debole a un recensore e piacevole a uno spettatore comune.
Quando si parla di Uncharted, quindi, non ha senso domandarsi solo se sia “fedele”: bisogna chiedersi anche se sia riuscito a trovare una sua ragione cinematografica autonoma.
Come leggerlo oggi senza aspettarsi il film sbagliato
La mia lettura finale è semplice: Uncharted funziona meglio come avventura pop che come adattamento definitivo. Se lo guardi con l’idea di trovare un film brillante ma non rivoluzionario, con una coppia centrale ben vendibile e un ritmo da grande produzione, il risultato può stare in piedi. Se invece cerchi una scrittura più elegante, un’identità più netta e un legame profondo con lo spirito dei giochi, le riserve restano tutte.
- Lo consiglierei a chi vuole un blockbuster leggero, non troppo impegnativo.
- Lo consiglierei meno a chi pretende un adattamento capace di superare i modelli del cinema d’avventura.
- Lo terrei come esempio di film che convince più per la confezione che per la sostanza.
In questo senso, le recensioni non sono contraddittorie: stanno semplicemente leggendo due film diversi nello stesso oggetto, uno pensato per la sala e uno immaginato dai fan. Ed è proprio da questa distanza che nasce il giudizio più onesto su Uncharted.
